po·è·ti·ca

MATIAS ABEL PERA

La ricerca di Matias Abel Pera si propone di esplorare i valori estetici, politici, simbolici legati a una delle realtà essenziali dell’esperienza umana: l’interazione dell’uomo con la natura, che costituisce una dimensione fondamentale nell’arte.

L’artista Non ambisce a dare una risposta esaustiva alla moltitudine di interrogativi sollevati, sui significati e sui ruoli molteplici della natura, ma invita il visitatore a creare in tutta libertà un proprio percorso personale di sensazioni che la natura ispira.

I lavori fotografici si concentrano sulle nostre paure; paura dell’ignoto, e del fallimento.                                                                           Togliendo lo sfondo isola la natura dal contesto; rendendo la bellezza di un bosco, un dettaglio affascinante come un muschio o legna secca, misteriosa ma allo stesso tempo destabilizzante.                              Secondo la sua visione, la bellezza è  inefficace, vezzosa ed eterea, cosi vicino a noi eppure sfuggevole, ma vicino alle nostre vite intrise di drammaticità circondate da cose lasciate fuori al freddo, esposte all’oscurità.

Ma l’oscurità ci avvolge e ci affascina molto più della luce.

Nell’osservare le immagini di paesaggi, dei notturni, delle foreste, dei cieli ci troviamo davanti a espressioni pure dell’assenza dell’essere umano che invece è presente con emozioni inconsce.

Il nero è una scusa per poter riflettere sul contesto in cui viviamo, sulle paure, non sempre nascoste, e sulle nostre psicosi.

Nelle mostre, ove possibile, l’artista tende a inserire piante o composizioni di erbe perenni, che rappresentano la parte più filosofica delle opere. Con la preparazione, e un gesto semplice come il prendersi cura di esse, è alla ricerca della perfezione della natura che, risultando inarrivabile e in continua trasformazione, ci costringe a concentrarci sul tempo presente, focalizzandoci sul processo e non sul risultato, non potendo prevedere la fine.

In questa ottica si inserisce un altro tema, quello del Memento Mori. Il vivere il presente viene però frainteso nel nostro Paese.

Siamo un popolo di contemporanei, talmente schiacciati dallo splendore del passato che siamo paralizzati davanti a tanta bellezza. La bellezza ci terrorizza. La memoria ci atterrisce, il diverso e il cambiamento ci spaventano. Non osserviamo, il focus è spostato altrove, L’unico modo per uscirne è quello di conoscere, approfondire e sentire, anche solo attraverso un dettaglio, partendo dalla natura, e quindi da noi stessi.

Lo spazio espositivo utilizzato da Matias Abel Pera vuole rappresentare il tempo attraverso differenti tecniche, dove si intersecano incessantemente l’istante della fotografia, il gesto e l’istinto della pittura e l’introspezione del segno più puro dell’acquerello o della natura stessa.
L’elemento narrativo si muove secondo modalità flessibili, in quanto la reciproca dipendenza tra le opere, vuole portare lo spettatore ad entrare in contatto talvolta con l’azione istintiva e talvolta con l’osservazione diretta ed analisi più profonda della sua interiorità.
Ciò che si trova nello spazio non è chiaramente definito; ciò che è presente invoca ciò che è assente.
Le immagini sono trasposte in fotografie, dipinti, ed acquerelli o composizioni di erbe perenni, raggruppati in forma di assemblaggi in relazione allo spazio architettonico in cui sono ubicate.